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27 Mar 2018
Kuki Gallmann a San Polo di Piave: tra i ricordi trevigiani e il patto per l’Africa
«Mio padre viaggiava verso il deserto da quando io avevo circa dodici anni e io ho seguito le sue orme, ma la mia Africa è un’altra Africa, quella delle foreste, dei grandi spazi, degli animali»: per Kuki Gallmann, autrice del best seller “Sognavo l’Africa” (divenuto un film di Hugues Hudson con Kim Basinger nel 1998) e instancabile ambientalista che da oltre quarant’anni si batte per difendere l'habitat dell’angolo di in Kenya in cui vive e le specie animali che lo abitano, ospite sabato 24 marzo del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti” al Parco Gambrinus di San Polo di Piave (Treviso), vi è una profonda continuità tra le sue “due vite”, la giovinezza a Treviso con il padre Cino Boccazzi, scrittore, alpinista e archeologo, e la maturità in Africa.
A riportarla nella Marca Trevigiana, dove l’ha accolta una folla di oltre 200 persone tra ammiratori, amici, conoscenti, è stata l’assegnazione del Premio Honoris Causa nell’ambito del prestigioso riconoscimento dedicato a Giuseppe Mazzotti, intellettuale che si spese per la tutela del paesaggio e del patrimonio culturale della sua terra (ricordato anche come “il salvatore” delle ville venete) e che fu grande amico del padre di Kuki, Cino Boccazzi: il riconoscimento le è stato conferito lo scorso novembre e ieri lo ha finalmente potuto ritirare di persona.
Kuki Gallmann lasciò Treviso all’inizio degli anni Settanta per seguire il marito Paolo Gallmann, esperto di agraria, in Kenya, luogo in cui scelse di trascorrere la propria vita e combattere la propria battaglia di sostenibilità e di conservazione dell'ambiente pensando alle generazioni future.
Il grande pubblico la conobbe, in anni più recenti rispetto a Karen Blixen, per un libro altrettanto meraviglioso sul Kenya, “Sognavo l’Africa”. Gallmann è autrice anche di “Notti africane”, “Il colore del vento”, “Elefanti in giardino” e “La notte da leoni” e attraverso la scrittura veicola la lotta intrapresa per garantire la sopravvivenza di specie animali e vegetali autoctone, per lo più in via di estinzione.
A metà degli anni Ottanta, infatti, la scrittrice diede vita alla Gallmann Memorial Foundation, con lo scopo di proteggere l’ambiente naturale, rispettare e conservare le tradizioni locali, alla ricerca di un equilibrio armonioso con le tecniche agrarie innovative.
Sede della Gallmann Memorial Foundation è la tenuta di Ol Ari Nyiro, un ranch enorme, quattrocento chilometri quadrati nella contea di Laikipia: si tratta di un’oasi di biodiversità e un polmone verde incontaminato in un’Africa sempre più cementificata, dove crescono moltissime varietà di piante, vivono più di 470 specie di uccelli e molti altri animali, come leoni, scimmie ed elefanti. La Gallmann lo scorso aprile è stata ferita gravemente da tre colpi di arma da fuoco nel suo ranch mentre stava pattugliando il ranch insieme al suo autista: è stata raggiunta da un proiettile sparato, si suppone, da alcuni pastori che hanno invaso la tenuta in cerca di pascoli per i loro animali, colpiti duramente da un periodo di siccità.
Il ritorno alla sua terra natia le ha permesso anche di ricordare e ritrovare gli insegnamenti del padre e delle personalità che costituivano “la piccola Atene” trevigiana e che frequentavano la sua casa, tra questi Giuseppe Mazzotti. Il ponte tra passato, presente e futuro è rappresentato dal suo ultimo libro, di prossima uscita, sul quale non ha voluto dare alcuna anticipazione se non quella di aver inserito un capitolo dedicato al padre.
«Nessuna nostalgia per l’Italia, – ha più volte ribadito – la mia vita e il senso della mia esistenza sono in Africa: sicuramente la scintilla dell’amore per l’Africa me l’ha trasmessa mio padre, anche se il suo interesse era rivolto soprattutto al deserto, ma poi credo sia stato per me una sorta di ‘richiamo genetico’, la culla dell’umanità mi ha richiamato a sé e oggi mi chiede aiuto. L’Africa c’è sempre stata per me, nei momenti dolorosi della mia vita mi ha permesso di non sentirmi mai sola, e io ci sarò per lei sinché avrò respiro».
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