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19 Set 2016
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19 Set 2016
LA VERA SFIDA SI CHIAMA PACE
“L'intuizione di San Giovanni Paolo II, che le religioni fossero insieme per la pace, non era scontata nel 1986 e non lo è nemmeno oggi. Pregare per la pace significa non stare più gli uni contro gli altri, come è stato per secoli e forse per millenni, ma un nuovo modo di stare insieme”. Con queste parole del fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, pronunciate durante l’incontro inaugurale alla presenza del presidente Sergio Mattarella, si è aperta, ieri – domenica 18 settembre – la trentesima edizione della Giornata mondiale di preghiera per la Pace, quest’anno intitolata “Sete di Pace. Religioni e culture in dialogo”.
All’inaugurazione si è espresso anche il sociologo polacco, Zygumnt Bauman: «È necessario affidare le speranze del genere umano non ai generali dello scontro di civiltà ma a noi semplici soldati della vita quotidiana». «Noi non possiamo sottrarci dal vivere insieme e se c'è una parola da ripetere continuamente è: DIALOGO. Una cultura che privilegi il dialogo e che deve essere parte integrante dell’educazione. Il dialogo non è un caffè istantaneo, non dà effetti immediati, il dialogo è la pazienza, la determinazione e la profondità. E la persona pubblica che pensa in questa maniera è papa Francesco. I politici danno solo un caffè istantaneo che è una bugia. Non si può negare che stiamo in uno stato di guerra. Ma solo con il dialogo – conclude Bauman – ci sono vincitori, non perdenti». Questo il senso dell’incontro inter-religioso.
A 30 anni dalla storica Giornata di Preghiera per la Pace del 27 ottobre 1986 voluta da San Giovanni Paolo II, uomini e donne di fedi e culture diverse - uniti dalla speranza che lo “Spirito di Assisi” possa portare pace in un mondo segnato da violenza, guerre, divisioni – si ritrovano ad Assisi per guardarsi in faccia e riconoscersi fratelli, quindi parlare, confrontarsi, pregare l’uno accanto all’altro.
Molti i temi trattati: Europa, Africa, Medio Oriente, Islam, ecologia, religioni e violenza, immigrazione e accoglienza, economia e finanza, etc.; ventinove le tavole rotonde che si snodano tra oggi e domani nell’orizzonte della pace, intesa come armonia con Dio, con gli altri, con il creato.
Il meeting vede riuniti 511 leader di nove diverse fedi da ogni parte del mondo, 12mila pellegrini, numerosi pensatori ed esponenti – anche non credenti – del mondo della cultura e cinque premi Nobel per la Pace (la cattolica nord-irlandese Mairead Maguire, l’attivista contro le mine anti-uomo Jody Williams, i simboli delle primavere arabe Tawakkul Karman, Hassine Abassi e Amer Meherzi).
Domani è previsto l’arrivo di papa Francesco. Nel Sacro convento di San Francesco, il pontefice incontrerà cinque rappresentanti delle Chiese e delle religioni e pranzerà con loro, assieme a un gruppo di rifugiati. Successivamente, in diversi luoghi della città, ciascuna religione pregherà per la pace: la preghiera ecumenica dei cristiani si terrà nella Basilica di San Francesco. I rappresentanti delle varie religioni si riuniranno poi, di nuovo, in piazza San Francesco per un appello, una dichiarazione e un gesto di pace condivisi. Qui avrà luogo il discorso di papa Francesco, cui farà seguito un momento di silenzio in memoria delle vittime delle guerre e del terrorismo. Alla fine della cerimonia sarà molto bello vedere uomini e donne di religioni e culture diverse scambiarsi – fraternamente – un segno di pace.
Perché – come ci ricorda Bauman – non con la guerra si promuove la pace, ma con piccoli gesti nella quotidianità.
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