PER SEMPRE LA FEDE E IL SORRISO DI PAPA LUCIANI

Cerimonia solenne il 26 agosto a Canale d’Agordo. Folta delegazione vittoriese

Ancora una volta la sapienza, il sorriso, la bontà di papa Luciani hanno colpito nel segno, hanno animato il ricordo di bene, hanno ravvivato la speranza cristiana. Lunedì 26 agosto 2019, nel quarantunesimo anniversario dell’elezione a Pontefice dell’allora Patriarca di Venezia, già amato Vescovo di Vittorio Veneto, e del quarantesimo della visita del successore San Giovanni Paolo II a Canale d’Agordo, la piazza del paese natale di Albino Luciani è diventata la sede della solenne concelebrazione eucaristica pomeridiana presieduta dall’arcivescovo Fabio Dal Cin, nativo di Sarmede, attuale prelato di Loreto, delegato pontificio per il Santuario della Santa Casa e per la Basilica di Sant’Antonio a Padova. 

In un clima di raccoglimento e di preghiera, sacerdoti e fedeli arrivati da ogni dove hanno fatto memoria di un evento che ha segnato per sempre la storia di questa piccola comunità bellunese, e che ha consegnato alla grata memoria universale l’immagine e l’esempio di un Papa sempre rimpianto per la brevità dei trentatre giorni del suo pontificato, conclusosi con la sua morte improvvisa nella notte fra il 28 e il 29 settembre 1978.       

«Noi questa sera rendiamo grazie al Padre per la fede salda, l’amore operoso e la speranza costante testimoniate dal servo di Dio Papa Giovanni Paolo I, il nostro Papa Luciani».

Con queste parole ha esordito all’omelia il Vescovo Dal Cin, che ha continuato così:

«Fede, speranza e carità: sono le tre virtù fondamentali che fanno il cristiano e che Papa Luciani ha illustrato ai fedeli di Vittorio Veneto nell’omelia del suo ingresso in diocesi. Divenuto papa decise di spiegarle anche nelle catechesi del mercoledì. Ma le fece precedere dalla catechesi sull’umiltà, quasi ad indicarci lo stile indispensabile per capirle e viverle. Umiltà! Che scelse anche come motto episcopale “Umilitas”, compendio del suo stile pastorale. Umiltà deriva da humus, terra. E Terra dice realismo, stabilità, fecondità. L’umiltà è la virtù della concretezza che porta frutti. Dobbiamo sentirci piccoli davanti a Dio. Quando dico: “Signore io credo” non mi vergogno di sentirmi come un bambino davanti alla mamma.
Per Papa Luciani l’umiltà è necessaria, è inerente a qualsiasi situazione esistenziale. E la spiega così: “rischio di dire uno sproposito, ma lo dico: il Signore tanto ama l'umiltà che, a volte, permette dei peccati gravi. Perché quelli che li hanno commessi, questi peccati, dopo, pentiti, restino umili. Non vien voglia di credersi dei mezzi santi, dei mezzi angeli, quando si sa di aver commesso delle mancanze gravi. Il Signore ha tanto raccomandato: siate umili. Anche se avete fatto delle grandi cose, dite: siamo servi inutili. Invece la tendenza, in noi tutti, è piuttosto al contrario: mettersi in mostra. Bassi, bassi: è la virtù cristiana che riguarda noi stessi”.
È un’umiltà schietta, non di facciata, che nasce dalla coscienza di essere poveri peccatori e dall’esperienza della misericordia di Dio.
E con umiltà pregava: Signore, prendimi come sono, con i miei difetti, con le mie mancanze, ma fammi diventare come tu mi desideri. Questo fiducioso abbandonarsi a Dio, credo, sia stato anche il segreto del suo sorriso che ha catturato il mondo».

Il presule vittoriese ha osservato ancora:

«L’umiltà di Luciani è concreta. Non si tira indietro di fronte alle sue responsabilità. Tutti ricordiamo il suo primo discorso, quando raccontando la sua elezione in conclave, dice: “Io non ho né la sapienza di papa Giovanni né la preparazione e la cultura di papa Paolo VI, però sono al loro posto. Devo cercare di servire la Chiesa”. Mi ha sempre colpito quel “però” col quale umile e fermo precisa che ora il papa è Lui! Come dire: “anche se non ho le doti e le caratteristiche di questi due miei grandi predecessori… però sono qui, al loro posto! Sono il Papa! E tale missione devo assolvere, a servizio della Chiesa, del Vangelo, adeguandomi al progetto che Dio ha su di me. La sua mitezza, lo stile semplice e immediato non vanno dunque interpretati come fragilità di carattere, debolezza decisionale o desiderio di evitare i problemi e le relative soluzioni da adottare. Proprio no!».

Il Vescovo Dal Cin ha così concluso:

«Davvero formidabile, Papa Luciani! Il suo pensiero, il suo modo di essere e di evangelizzare sono indubbiamente di estrema attualità, visti i tempi aspri e critici, che stiamo vivendo. Con papa Francesco, lui ci direbbe: “Reagite alla mondanità, perché la vanità, la superbia, il farsi vedere, il voler stare sempre sopra come l’olio, rovinano tanta gente, anche buona. Tutti siamo esposti a questo pericolo, soprattutto chi occupa posti di responsabilità ad ogni livello: famigliare, sociale, civile, politico e religioso…”. Luciani ci insegna che ai virus nocivi della mondanità si reagisce con la medicina dell’umiltà. Non quella pelosa che si usa per scansare fatica e le inevitabili grane del proprio incarico; ma quella vera, concreta, responsabile, che non adatta gli incarichi al proprio tornaconto o ai propri interessi individualistici. Ma quell’umiltà che ci fa adeguare alle necessità dei compiti/missione che ci sono affidati. Luciani ci testimonia la parentela fra l’umiltà e l’amore, fra l’umiltà e la fortezza d’animo, fra l’umiltà e l’esercizio dell’autorità indispensabile alla giustizia e al bene comune, fra l’umiltà e la preghiera, espressa in quella invocazione che era solito recitare: “Signore, prendimi come sono, con i miei difetti, con le mie mancanze, ma fammi diventare come tu mi desideri”. Questo è stato il suo stile, chiediamo la grazia che sia anche il nostro!».

La messa solenne si è conclusa con alcuni interventi di saluto e ricordo in onore di Papa Luciani, un suggestivo scambio di doni e la testimonianza diretta del sindaco di Wadowice, paese natale in Polonia di Papa Giovanni Paolo II, con il quale Canale d’Agordo ha stretto da lungo tempo un profondo legato di amicizia e di collaborazione.

Alla fine del rito, poi, nel giardino della casa natale di Papa Luciani, a poche decine di metri dalla piazza principale, il sindaco di Canale, Flavio Colcergnan, e il collega primo cittadino di Wadowice, Bartosz Kalinski, hanno piantato la quercia papale – dono apposito arrivato con la delegazione polacca – con i badili appartenuti un tempo al papà di Albino Luciani.

Presente alla bella giornata di fede, di amicizia e di cooperazione nel segno dei due Papi una folta delegazione dalla diocesi vittoriese, con un gruppo guidato dal delegato vescovile per i pellegrinaggi e il turismo don Brunone De Toffol, parroco di Farra e Soligo, e una rappresentanza dell’Istituto Diocesano “Beato Toniolo. Le vie dei Santi”, con il suo direttore scientifico e vice presidente Marco Zabotti.   






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