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19 Lug 2018
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19 Lug 2018
Sammy Basso si è laureato con 110 e Lode
Ad annunciarlo è l’Università di Padova su Twitter: «Complimenti a Sammy Basso da anni simbolo e promotore del sostegno alla ricerca scientifica sulla progeria che oggi si è laureato in Scienze Naturali».
Un bel traguardo per il 23enne di Tezze sul Brenta, in provincia di Vicenza. Per la tesi Sammy ha studiato la sua malattia scrivendo di una nuova terapia messa a punto fra Spagna e Italia per rallentare la sindrome. «Forse non potrà servire a me, ma a tutti quelli che verranno dopo di me. Ho discusso in inglese, ma ai miei genitori l’ho spiegata in dialetto veneto, che considero la mia madrelingua, e ne vado orgoglioso» dichiara al Corriere della Sera. Desiderio di Sammy ora è specializzarsi in Biologia Molecolare e diventare ricercatore.
«Questa malattia, che mi è stata diagnosticata quando avevo solo 2 anni – spiega Sammy su Facebook –, porta ad un brusco rallentamento della crescita e alla perdita di capelli e grasso sottocutaneo; le problematiche più importanti sono però legate alle ossa (osteoporosi) e al cuore e ai vasi sanguigni (ictus, occlusione delle arterie, infarto). Quando mi è stata diagnostica la progeria su di essa non c’era ricerca e si conosceva molto poco di questa sindrome, se non che era rarissima: colpisce infatti solo 130 bambini in tutto il mondo con una casistica di una persona ogni 8 milioni di nati sani».
Sammy e i suoi genitori, però, non si sono mai arresi: nel 2005 hanno fondato l’Associazione Italiana Progeria Sammy Basso, che si occupa di divulgare la conoscenza sulla malattia e di raccogliere fondi per la ricerca, con dei risultati importanti, anche semplicemente per quel che riguarda la presa di coscienza da parte della gente. «Di sicuro non passo inosservato — racconta Sammy al Corriere della Sera — ma le cose sono cambiate. Una volta i bambini mi fermavano per chiedermi se fossi un marziano, ma loro sono innocenti. Gli adulti mi fissavano senza capire, e mi faceva male. Oggi è più facile che mi fermino per stringermi la mano o per fare un selfie con me». Inoltre, «tantissime persone si sono movimentate per darci una mano ed è proprio grazie a loro che ho capito l’importanza del lavoro di squadra».
L’ateneo stesso in questi anni ha attivato una sinergia tra ufficio disabilità, personale docente e tecnico che ha reso possibile il percorso inclusivo. Alla discussione della tesi sono state invitate come membri della commissione la prorettrice alla Didattica Daniela Mapelli e la delegata in materia di Inclusione e Disabilità Laura Nota, proprio per segnalare il movimento virtuoso che c’è stato in questi anni. Era presente anche il co-tutor prof. Carlos Lopez Otin dell’Instituto Universitario de Oncologia, Universidad de Oviedo Spagna, presso il quale Sammy ha fatto la sua tesi sulla progeria in Erasmus.
Ora Sammy, che si definisce «solo un ragazzo che vuole crescere e fare qualcosa di buono», può contribuire alla ricerca scientifica che da sempre sostiene e incoraggia. Ed è già un esempio per molti: la malattia non l’ha fermato, anzi gli ha dato la motivazione e l’energia per fare qualcosa di buono per se stesso e per gli altri. Lo studio, l'impegno, la fatica e la passione sono gli unici veri strumenti che abbiamo per poter ragionevolemente sperare in un cambiamento.
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