Vite esemplari
22 Mag 2016
La canonizzazione
Nei primi mille anni dalla nascita di Cristo, i vescovi in occasione dei sinodi, autorizzavano nuovi culti particolari che cominciavano con la elevatio o la traslatio corporis. Essendo coinvolte solamente le chiese locali, tali atti venivano chiamati canonizzazioni vescovili.
Dal IX secolo si decise che solo il Pontefice di Roma, in quanto Pastore Universale della Chiesa, aveva l'autorità di prescrivere un culto pubblico. Come dimostra la lettera del 1150 circa, dove papa Alessandro III rivendicò a se stesso tale autorità.
Dal XIV secolo il Vaticano cominciò ad autorizzare alcuni culti limitati a luoghi e a Servi di Dio, dove la canonizzazione non era stata ancora completata o addirittura nemmeno iniziata. Questa concessione è l'origine di quella che inseguito diventerà la beatificazione.
Papa Benedetto XIV nel suo "De servorum Dei beatificatione et beatorum canonizatione" (1734-38) definì con più chiarezza l'intera procedura, che poi divenne sempre più rigorosa fino ad arrivare al 1983, tramite la "Divinus perfectionis magiste", nella quale si stabilorono le procedure delle inchieste vescovili nelle cause di santificazione, affidando le normative alla Sacra Congregazione delle cause dei Santi.
La Chiesa non dichiara i Santi, bensì leggittima la loro santità, ovvero ha il compito di verificare che questi "uomini o donne" abbiano vissuto secondo i precetti del Vangelo. Nel cattolicesimo, solo Dio è oggetto di Adorazione, mentre i santi vengono venerati.
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