Parola del giorno
28 Feb 2020
Perché digiunare?
(Per ascoltare il podcast con la lettura del Vangelo e le parole del Papa clicca qui)
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 9,14-15
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».
Parole del Santo Padre
Non digiunate più come fate oggi, così da fare udire in alto il vostro chiasso, cioè noi digiuniamo, noi siamo cattolici, pratichiamo; io appartengo a quella associazione, noi digiuniamo sempre, facciamo penitenza. Ma, digiunate con coerenza o fate la penitenza incoerentemente come dice il Signore, con rumore, perché tutti la vedano, e dicano: “Ma che persona giusta, che uomo giusto, che donna giusta”? Questo è un trucco; è truccare la virtù. (Santa Marta, 16 febbraio 2018)
Commento di don Luigi Maria Epicoco
«Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?». La questione del digiuno credo che sia tra le cose più decisive per la vita del nostro cristianesimo attuale. In un mondo come il nostro che ha paura “della mancanza” e passa il tempo a riempire i vuoti, la testimonianza cristiana consiste proprio nel rendere possibile il vuoto, la mancanza, la fame. Solo quando si ha la libertà di abitare la fame, la mancanza, il vuoto senza sentirsi costretti a riempirli con qualunque cosa allora ci si può considerare abbastanza liberi da capire anche la voce di Dio che ci parla. Al contrario noi abbiamo lasciato nel dimenticatoio il digiuno, relegandolo a qualche pratica di benessere in vista dell’estate o a una reminiscenza bigotta da chiudere in qualche umido cassetto di sagrestia. Peggio ancora rischiamo come i discepoli di Giovanni di considerare il digiuno uno dei tanti schemi religiosi da vivere senza nemmeno ricordarci più per che cosa dovrebbe valerne la pena. Gesù lo spiega con un’immagine suggestiva: “Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno”. Gesù, in pratica, sta dicendo loro che il digiuno ha senso solo dentro una relazione e non come gara con noi stessi per testare quanto siamo bravi. Solo in una fede come relazione la pratica religiosa assume significato. Senza una relazione la pratica religiosa è solo un modo per dimostrare qualcosa a noi stessi, agli altri e a Dio. Ma la fede non è dimostrare, la fede è diventare. In questo senso la mentalità farisaica si scontra continuamente con l’insegnamento di Gesù. Essa sembra aver dimenticato quasi completamente la logica della relazione per convincersi che ciò che conta è la semplice fedeltà ai precetti. Ma nessuno, a lungo andare, accetterebbe di fare una fatica se non se ne ricordasse anche un motivo valido per cui ne valga davvero la pena. E di solito i motivi validi sono sempre qualcuno, mai qualcosa.
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