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14 Apr 2022
Comuni-Chiamo: un filo diretto tra Cittadinanza e Pubblica Amministrazione
Capita che, percorrendo le strade della propria città, si notino problemi o malfunzionamenti di ogni genere: rifiuti abbandonati, strade dissestate, piante che necessitano di essere potate, tombini intasati… A chi non è mai successo?
Una volta notato un problema, però, segnalarlo al proprio Comune non è facile né immediato. Come fare, qual è il canale giusto da usare? A che ora aprono gli sportelli preposti alla raccolta delle segnalazioni? Qualcuno risponderà al telefono o a una mail? Davanti a questa mancanza di chiarezza, anche chi è mosso dalle migliori intenzioni finisce col rinunciare. Se invece si riesce a riportare il problema, resta complicato rimanere aggiornati sul processo di risoluzione.
Visti da questa prospettiva, concetti astratti come “digitalizzazione dei servizi” e “cittadinanza attiva” assumono una dimensione tutta locale e quotidiana.
Si tratta di temi attualissimi e di cui sentiremo parlare spesso e a lungo. Basti pensare che la cittadinanza digitale e la digitalizzazione dei servizi pubblici e della Pubblica Amministrazione sono importanti misure contenute nel PNRR (Piano nazionale di Ripresa e Resilienza), annunciate l’anno scorso dal Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale Valerio Colao. L’aumento dell’offerta di servizi pubblici online e la sempre maggior diffusione di SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) sono solo due esempi di quel lungo e complesso processo che è e sarà la transizione digitale.
In questo contesto, è importante che le nuove tecnologie vengano sviluppate e diffuse in un’ottica di inclusione e partecipazione sociale. La sfida è adottare nuovi strumenti che non solo rendano più “smart” la vita di tutti i giorni, ma che sostengano e incoraggino una più ampia partecipazione al bene comune di chi ogni giorno vive la propria città o il proprio paese. Sembra quindi importante esplorare e capire quali soggetti e strumenti possono accompagnarci verso una transizione al digitale sostenibile e orientata al benessere collettivo.
Comuni-Chiamo può certamente rientrare in questa lista. Dal 2011, quando è nata come start-up, Comuni-Chiamo si impegna a fornire alla Pubblica Amministrazione strumenti digitali innovativi per ottimizzare le risorse e gestire al meglio il territorio con la partecipazione di tutti e tutte. Lo fa mettendo in contatto gli utenti che accedono gratuitamente a Comuni-Chiamo per effettuare segnalazioni e i soggetti aderenti al servizio.
Per permettere questo scambio sono state create un’app e un portale web che permettono a cittadini e cittadine di segnalare facilmente i problemi del proprio territorio, compresi quelli dei plessi scolastici. In parallelo è stato progettato un gestionale che aiuta la PA a gestire le segnalazioni inviate tramite Comuni-Chiamo permettendo alla cittadinanza di rimanere informata sul processo di risoluzione dei problemi.
Col tempo, Comuni-Chiamo ha iniziato a rivolgersi anche ad altri soggetti (aziende di manutenzione, organizzazioni private ecc.), ma il vero cuore pulsante dell’azienda resta l’impegno ad avvicinare gli enti pubblici e la cittadinanza. «Ci piace pensare di aver realizzato un servizio che innesca un circolo virtuoso in cui tutti finiscono per prendersi cura del bene comune», si legge sul loro sito. Nel 2015 questo impegno è stato premiato con il premio Social Innovation Startup dell’Università Bocconi di Milano.
La maggiore soddisfazione, però, è quella che si prova quando ci si vede accordare fiducia. Sono già molti i Comuni che hanno scelto Comuni-Chiamo per gestire i problemi dei propri territori: si va da popolati capoluoghi di provincia (come ad esempio Ravenna, Vicenza, Parma, Treviso) a piccoli comuni con meno di 5.000 abitanti.
Comuni-Chiamo è stato progettato, creato e testato appositamente per sostenere il lavoro della Pubblica Amministrazione e la partecipazione attiva della cittadinanza. Ma non manca la possibilità di usarlo in modo “creativo”.
L’ha fatto per esempio il Comune di Locate Triulzi (MI): nel 2015, nell’ambito del progetto “CESTINI-AMO!”, l’Amministrazione ha chiesto alla cittadinanza di usare Comuni-Chiamo per segnalare i punti della città in cui installare 40 nuovi cestini dei rifiuti.
Anche il Comune di Scandicci (I) ha usato la piattaforma in modo originale in “Superiamole!”, un progetto per mappare con l’aiuto della cittadinanza le barriere architettoniche presenti in città. L’obiettivo? Rendere la città pienamente accessibile. Le barriere architettoniche sono tutti quegli ostacoli che non permettono la piena mobilità di chi ha una capacità motoria ridotta o impedita. Alla prima fase di mappatura delle barriere attraverso Comuni-Chiamo è seguita la progettazione di soluzioni per eliminarle e, infine, la loro rimozione.
L’accessibilità, però, riguarda anche il mondo digitale: ancora oggi, infatti, molte persone con disabilità faticano ad accedere ai servizi pubblici digitali. Solitamente, le persone non vedenti o ipovedenti usano un particolare software che letteralmente legge ad alta voce i contenuti digitali, dalle pagine web ai documenti). Se però i contenuti pubblicati online non rispettano le linee guida e i requisiti tecnici di accessibilità, i software – e, di conseguenza, le persona con disabilità – non possono accedervi. Da tempo Comuni-Chiamo ha intrapreso un percorso di formazione e sensibilizzazione interna per rendere l’accessibilità un requisito fondamentale di ogni nuovo sviluppo, confermando il proprio impegno in ottica di partecipazione sociale.
La digitalizzazione dei servizi pubblici e della PA può davvero portare ad un avvicinamento di enti e cittadinanza. Questo, però, potrà avvenire solo se si terrà conto di questo legame durante la transizione al digitale.
È una sfida impegnativa e, per iniziare, si può partire da ciò che ci è più vicino e familiare: il nostro territorio.
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