Non solo materia
17 Mar 2022
Non solo materia
17 Mar 2022
Dipinto di una bimba ucraina nell'ambito del progetto "Il mio futuro senza confini" (2018)
17 Mar 2022
Da San Vendemiano, semi di pace
Bombe su pane, teatri e rifugi: queste le notizie in primo piano, ieri sera, al Tg5.
Non mi trattengo oltre, esco.
L’Oratorio San Giovanni Paolo II è già affollato per la veglia di preghiera per la pace organizzata dalla Parrocchia di San Vendemiano (Gruppo Stili di Vita) in collaborazione con la Chiesa Evangelica “La Vite”: ci sono persone che frequentano abitualmente la parrocchia, altri volti mai visti; ci sono cattolici, ma anche cristiani evangelici e cristiani ortodossi; ci sono italiani, romeni, ucraini, bielorussi e russi. Ci sono tanti cuori contriti e sbigottiti dalle notizie che ogni giorno ci arrivano di una violenza inaudita...
Circa 1800 chilometri ci separano dall'Ucraina. Eppure, ieri sera, quella distanza è stata annullata dalla preghiera corale che si è sollevata in uno spirito di fraternità universale, aperto al mondo. Una preghiera per chi soffre, ma anche per chi opprime, perché tutti, anche se rivali, concorrano alla costruzione della pace come ponte. Perché, dove c’è guerra, c’è la nostra umanità profonda che fa la guerra: un’umanità lacerata, divisa, sconfitta; «chiunque uccide una persona è come se avesse ucciso tutta l’umanità e chiunque ne salva una è come se avesse salvato l’umanità intera» (Papa Francesco, FT 285)
La veglia ha dato voce a quei gemiti inesprimibili di pianto, paura, incomprensione, preoccupazione… che sgorgano dalla nostra umanità ferita.
Al cuore della serata, le Beatitudini (Mt 5, 1-12): “Beati quelli che sono nel pianto perché saranno consolati, beati i miti perché avranno in eredità la terra, beati quelli che hanno fame perché saranno saziati, beati i misericordiosi perché troveranno misericordia, beati i perseguitati perché di essi è il regno dei cieli…”. Una pagina di Vangelo che parrebbe improponibile. Soprattutto a sentirla leggere, con voce spezzata dal pianto, in ucraino.
Eppure, a pronunciare le parole delle beatitudini, è stato un uomo-crocefisso. Non sono solo parole: dietro le parole c’è l’esperienza di chi ha perseverato ostinatamente nell’essere sofferente, mite, affamato, misericordioso, perseguitato, anche quando tutto sembrava vano; c’è l’esperienza di chi ha fatto su di sé un profondo lavoro interiore arrivando a comprendere che queste realtà bastano a se stesse, indipendentemente da ciò che mutano negli altri o nella realtà, perché trasformano chi le vive. «Sono parole la cui potenza è nascosta nella loro verità inesauribile: verità provata da Gesù stesso che ha vissuto in sé ciò che ora può proclamare come autorevole e vero per ogni uomo»[1]. Beato, potremmo dire, «colui che sa vedere anche situazioni di vita assolutamente penose e dolorose non soltanto come cosa da fuggire o da temere, ma come occasione di umanizzazione e di vita sensata, evangelica»[2], per una pace profonda, la pace del cuore – augurio accorato, rivolto a tutti, dal pastore Daniel.
E allora – come ha detto a più riprese il parroco, don Marco – è a Cristo-Crocefisso che dobbiamo guardare, è Lui la nostra Pace: «non dobbiamo costruire Cristo come ponte, semplicemente attraversarlo insieme».
Toccante la testimonianza di Irina, arrivata dall’Ucraina una settimana fa. Racconta di essersi svegliata una mattina al sordo rumore di un’esplosione. Il figlio la chiama per dirle di lasciare subito Kiev. Basta un attimo per sconvolgere una vita, e non sai fino a quando. L'unico impegno quotidiano diventa la fuga. Allo stress ordinario subentra la paura. Uscire di casa, e non sapere quando e se potervi tornare. Con Irina, la figlia e il gatto. «Tutto il nostro mondo è stato messo in tre zaini, e capisci il valore di cose che dai per scontate». Venticinque ore di macchina, e paura, per raggiungere casa di amici, nella parte più ovest dell’Ucraina. Lì una seconda chiamata del figlio la raggiunge per dirle di non trattenersi oltre una notte e di lasciare il Paese. Irina sperava che il buon senso avrebbe messo presto fino a quella follia, invece ora realizza di dover continuare a fuggire e lasciare, oltre alla casa, anche il suo Paese. Arriva quindi in Italia, passando per la Polonia. Dice di aver sempre trovato persone meravigliose, e sono queste, forse, la Luce a cui aggrapparsi quando tutto è buio: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”.
In fondo al cuore di ogni uomo c’è il seme delle beatitudini. Cerchiamo questa Pace, dentro di noi, ogni giorno, e facciamo in modo che si radichi in profondità, per tenere sempre accesa la fiamma dell’Amore.
Nella veglia di ieri sera, piccola-grande opera di misericordia spirituale, la fiamma dell’Amore era più viva che mai!


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