Accanto a chi soffre

Dal Messaggio del Santo Padre per la trentesima Giornata Mondiale del Malato

La fragilità è connaturata ad ogni vita. Per questo è necessario custodire la vita, ogni vita, come suggeriva il papa la scorsa domenica in occasione della Giornata per la Vita. Un messaggio sempre valido, in particolare oggi, che è la Giornata Mondiale del Malato.

Dal Messaggio del Santo Padre per questa giornata traiamo l’invito alla misericordia, che esprime insieme forza e tenerezza, la forza di un padre e la tenerezza di una madre. Questo è il volto di Dio, che incontriamo in ogni singolo gesto di misericordia. Il tema scelto per questa giornata è, per l’appunto, “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36). È dalla persona che soffre che ci viene l’appello. Perché se l’indifferenza acuisce il dolore, lo sguardo misericordioso lenisce e cura.

«Quando una persona sperimenta nella propria carne fragilità e sofferenza a causa della malattia, anche il suo cuore si appesantisce, la paura cresce, gli interrogativi si moltiplicano, la domanda di senso per tutto quello che succede si fa più urgente – dice papa Francesco – Come non ricordare, a questo proposito, i numerosi ammalati che, durante questo tempo di pandemia, hanno vissuto nella solitudine di un reparto di terapia intensiva l’ultimo tratto della loro esistenza, certamente curati da generosi operatori sanitari, ma lontani dagli affetti più cari e dalle persone più importanti della loro vita terrena? Ecco, allora, l’importanza di avere accanto dei testimoni della carità di Dio che, sull’esempio di Gesù, misericordia del Padre, versino sulle ferite dei malati l’olio della consolazione e il vino della speranza».

Il papa ha rivolto un particolare ringraziamento proprio agli operatori sanitari, che più di tutti in questo periodo hanno toccato con mano difficoltà e sofferenze: «Cari operatori sanitari, il vostro servizio accanto ai malati, svolto con amore e competenza, trascende i limiti della professione per diventare una missione. Le vostre mani che toccano la carne sofferente di Cristo possono essere segno delle mani misericordiose del Padre. Siate consapevoli della grande dignità della vostra professione, come pure della responsabilità che essa comporta». In una recente intervista televisiva il papa ha proprio suggerito questo rimedio alla cultura dell’indifferenza: toccare. Non basta vedere, occorre toccare. Una volta che hai toccato, che hai vestito i panni dell’altro, non puoi più voltarti dall’altra parte.

E ancora il papa ha benedetto «i progressi che la scienza medica ha compito soprattutto in questi ultimi tempi: le nuove tecnologie hanno permesso di approntare percorsi terapeutici che sono di grande beneficio per i malati; la ricerca continua a dare il suo prezioso contributo per sconfiggere patologie antiche e nuove; la medicina riabilitativa ha sviluppato notevolmente le sue conoscenze e le sue competenze». Ma avverte: «Tutto questo non deve mai far dimenticare la singolarità di ogni malato, con la sua dignità e le sue fragilità. Il malato è sempre più importante della sua malattia, e per questo ogni approccio terapeutico non può prescindere dall’ascolto del paziente, della sua storia, delle sue ansie, delle sue paure. Anche quando non è possibile guarire, sempre è possibile curare, sempre è possibile consolare, sempre è possibile far sentire una vicinanza che mostra interesse alla persona prima che alla sua patologia. Per questo auspico che i percorsi formativi degli operatori della salute siano capaci di abilitare all’ascolto e alla dimensione relazionale».

Ha ricordato poi l’importanza delle istituzioni sanitarie cattoliche: «esse sono un tesoro prezioso da custodire e sostenere; la loro presenza ha contraddistinto la storia della Chiesa per la prossimità ai malati più poveri e alle situazioni più dimenticate (…). In un tempo nel quale è diffusa la cultura dello scarto e la vita non è sempre riconosciuta degna di essere accolta e vissuta, queste strutture, come case della misericordia, possono essere esemplari nel custodire e curare ogni esistenza, anche la più fragile, dal suo inizio fino al suo termine naturale».

Infine non è da sottovalutare chi soffre per mancanza di attenzione spirituale. Una visita a un anziano solo, un sorriso a chi s’incrocia per strada, una parola buona a un amico in difficoltà… sono tutti piccoli gesti di misericordia che possono davvero cambiare la qualità della vita. «Il ministero della consolazione – ricorda il papa – è compito di ogni battezzato, memore della parola di Gesù: «Ero malato e mi avete visitato» (Mt 25,36). Allora chiediamoci sempre nell’arco delle nostre giornate: Chi posso visitare oggi? Quali sono le ferite da toccare con mano? Come posso far sentire la mia vicinanza?

 

(Fonte: www.vatican.va)






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