Non solo materia
29 Mag 2017
COMUNICARE SPERANZA E FIDUCIA NEL NOSTRO TEMPO
È sempre attuale l’aforisma di Lao Tzu (VI secolo a.C.): «Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce». Concetto reso in termini moderni dalla scuola di giornalismo americana: «Bad news are good news» («Le brutte notizie sono buone notizie»). Raccontare un fatto eclatante o cruento, oppure mettere in bella mostra un’immagine aggressiva, provoca una risposta emotiva ben più forte rispetto alla notizia delle azioni di chi si impegna in una vita di bene.
Il tema suggerito da papa Francesco per la 51a giornata delle comunicazioni ci chiede di tenere sotto controllo le emozioni, scegliere responsabilmente quel che si può (o non si può) dire o mostrare, attrezzarsi per «comunicare speranza e fiducia».
Persino il silenzio può diventare una forma di comunicazione di enorme potenza: serve a non amplificare fatti irrilevanti o mostrare l’inadeguatezza delle parole ad esprimere l’indicibile. Le immagini di papa Bergoglio che sosta solitario e in silenzio ad Auschwitz o tra le rovine del terremoto in Italia centrale sono l’emblema di questo modo di comunicare.
Noi uomini e donne di fede sappiamo che di fronte anche alle più inumane tragedie non siamo soli, siamo immersi nell’amore di Dio. Ci dice: «Non temere, io sono con te» (Isaia 41,10). E ci permette di scorgere in ogni situazione la possibilità di una speranza, un ritrovato senso dell’esistenza e un orizzonte di pace.
Tarcisio Cesarato, massmediologo
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