Esperienze
22 Ott 2021
Cattedrale di Bukavu
22 Ott 2021
Goma: l'inaugurazione della scuola (VII)
La mattinata è serena (finalmente!) e la temperatura mite. Il solito motoscafo ci riporta a Goma (altri 40 dollari!). Il lago è piatto e liscio come l’olio e gli spruzzi d’acqua sollevati dalle fiancate nerborute del natante si disperdono piacevolmente sui nostri visi. Siamo seduti a poppa, all’aperto, godendoci un po' di sole ed osservando le caratteristiche piroghe dei pescatori, interamente scavate su tronchi d’albero che si avvicinano e circondano la motonave nell’unica sosta consentita sulla più grande isola del lago Kivu. Appoggiate sul fondo di questi tronchi galleggianti, una variegata quantità di merci fanno bella mostra di sé. Grossi pesci, arachidi tostate, piccole banane dolci e grappoli di ananas a buon prezzo passano velocemente di mano tra i nativi ed i passeggeri, non senza le veloci contrattazioni di prammatica. Come sono venuti, così velocemente se ne vanno spostando la piroga con abili colpi di pagaia per non essere risucchiati dalle potenti eliche del motoscafo. Al Porto ci aspetta il simpatico Jean Claude che, vista l’ora, ci porta a pranzo in uno sgangherato locale del centro dove però gustiamo, in modo egregio, un grosso tilapià (pesce del lago) alla brace con banane fritte per contorno. Anche Rajko, mio cognato lo apprezza molto e per la prima volta da quando siamo in Congo, lo vedo mangiare con buon appetito. A pomeriggio inoltrato, come ad ogni viaggio, Jean Marie ci tiene a farci salutare la sua numerosa famiglia. Sono tutti riuniti, compresa tutta la prole, e ci accolgono con gioia sincera. Abbraccio a lungo sua madre che, pur essendo della mia stessa età, mi chiama “figlio italiano” visto che io e Jean Marie ci dichiariamo fratelli. Il rientro a Bosconia trova tutti i salesiani ad attenderci per la cena. Domani è il grande giorno dell’inaugurazione della scuola Amani e si dovrà seguire un particolare protocollo che ci viene presentato, a fine pasto, dal direttore Francois.
Potremo muoverci liberamente prima e dopo la cerimonia per filmare e scattare delle foto ma, in chiesa, avremo già i posti assegnati ed io a fine funzione, dovrò inventarmi un piccolo intervento oratorio. La sera, nella quiete della camera buia per mancanza di corrente, con una pila tra i denti, preparo alcune righe di circostanza, ripassandole poi, più volte a voce alta per affinare la mia pronuncia francese alquanto arrugginita, perché, come presidente dell’Associazione Amici Del Mondo domani dovrò fare anch’io la mia parte.
(continua...)
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