La seconda vita delle bottiglie di plastica

La “seconda possibilità”? Credo che tutti ce l’abbiano. Perfino le bottiglie di plastica che gettiamo senza criterio. Esplorando il web non molto tempo fa sono arrivato a delle foto che ancora adesso mi stupiscono e mi fanno sperare in un futuro più consapevole e meno consumistico.

Il fenomeno delle case costruite con le bottiglie di plastica è cominciato nel 2002 in India, America Centrale e Latina, con la costruzione delle prime unità abitative di pochi metri quadrati a minor costo di produzione e amiche dell’ambiente. Intere case vengono costruite utilizzando ciò che noi buttiamo ma che per i costruttori è speranza: per chi non ha un tetto sopra la testa, per il governo e per le migliaia di imprese che hanno sperato in un progetto che potesse riusare (non riutilizzare) gli scarti per non inquinare ulteriormente l’ambiente. Sam Olukoya, reporter di BBC Africa, nel 2011 scrisse un articolo ancora oggi molto letto e condiviso e ciò che ne possiamo ricavare è materiale davvero utilissimo per ripensare al nostro modo di intendere l’oggetto di uso quotidiano: le migliaia di bottiglie di plastica vengono divise per forma e dimensione, in modo da avere a disposizione i “mattoni” giusti per costruire i muri senza difetti; dopodiché vengono riempiti con della sabbia asciutta e pestata. Infine si procede con la costruzione fisica del muro, con mattoni e cemento.

La risposta del mercato è stata più che buona: nel 2011 sono state costruite appena 25 case, ora se ne costruiscono a decine di migliaia fra Nigeria, Argentina, Bolivia, Ecuador, Stati Uniti, Giappone e Nord Europa, dove molte serre domestiche vengono fatte con materiale di recupero. La crescita esponenziale di questa tipologia di costruzione inizialmente veniva supportata anche dai governi (quello nigeriano in particolar modo), tuttavia ora sembra destare alcune preoccupazioni: se le costruzioni continueranno ad aumentare, oltre ad uno sforzo sempre maggiore per il reperimento delle bottiglie, il prezzo della sabbia potrebbe aumentare a dismisura, e a che scopo se il normale mattone poi dovesse diventare di conseguenza l’alternativa più economica? Dare una risposta certa è molto difficile dato che le facili oscillazioni del mercato non permettono di individuare con chiarezza il futuro immobiliare delle case eco-bottle-friendly. Il costo di una casa realizzata con questo metodo di costruzione è di circa 1/3 delle case normali e la convenienza dal punto di vista termico è addirittura maggiore: la sabbia sembra ridurre di molto gli impatti del calo di temperatura e resisterebbe molto bene alle alte. Quello che di fatto è un regalo per le famiglie indigenti, potrebbe essere una scoperta da esportare in tutto il mondo. Il limite maggiore? Se lo scoprisse l’Occidente non arriverebbe più una sola bottiglia in tutto il continente africano…

George Monbiot del The Guardian nell’articolo “La nostra zuppa di plastica” ammette che “il grande problema dell’umanità non è la plastica in sé ma la cultura dell’usa e getta”. Fortunatamente soluzioni come quella delle case fatte con le bottiglie permettono di limitare i danni e gli sprechi, ma per quanto ancora si potrà andare avanti?

Le soluzioni ci sono e sono tutte comodamente reperibili. Non ci resta allora che metterle in pratica ogni giorno, perché, come conclude Monbiot, “difendere il pianeta significa cambiare il mondo”.






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