Non solo materia
06 Ago 2016
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06 Ago 2016
IL SILENZIO CHE PARLA
L'esperienza del silenzio non è vuoto, assenza, nulla. Al contrario, il silenzio è il momento più ricco di pensiero e di verità: senza silenzio non posso conoscermi, non posso stabilire un'autentica relazione con l'altro, non posso comprendere il mistero che ci abita.
Se provassimo a spegnere tutti i rumori del mondo, ci accorgeremmo che anche il silenzio ha un suono, che può essere percepito solo raffinando la nostra sensibilità. Ci sorprenderemmo allora a cogliere l'intensità di uno sguardo, la freschezza di un profumo, la morbidezza di un gesto, la dolcezza o l'amarezza di un gusto... ci troveremmo a notare particolari che ancora non avevamo avuto occasione di apprezare e potremmo finalmente sentire vibrare tutte le corde della nostra anima regolate sull' eterna armonia che ci abita e, al tempo stesso, ci trascende.
Non è un caso che le grandi tradizioni spirituali dell'umantà colleghino la saggezza in modo inversamente proporzionale alla quantità di parole usate: meno si parla, più si è saggi. Pitagora esigeva addirittura cinque anni di silenzio per gli aspiranti filosofi. Il libro dei Proverbi dice: "Chi è parco di parole possiede la scienza, uno spirito silenzioso è un uomo intelligente" (17,27). Saggio è colui che parla poco e che, di conseguenza, è in grado di ascoltare molto. L'ascolto lo rende capace di ricordare, ripensare, riflettere, cioè di collegare tra loro i molteplici e contraddittori messaggi della vita. Questo lavoro di elaborazione delle informazioni per trovarne il senso complessivo è il più alto lavoro del pensiero. Si tratta di una cosa che non dipende dall'erudizione, ma dal silenzio interiore; per questo si può benissimo incontrare un contadino saggio e un professore stupido.
Il silenzio è così importante perché mette a tacere dentro di noi il pensiero legato a desideri, pretese, attese, bisogni, impulsi... sull'onda impetuosa dei quali si approda alla convenienza piuttosto che alla verità. Quante volte le conversazione tra uomini si riducono a monologhi, dove l'altro è solo l'occasione per parlare di sè; non c'è reciprocità perché non c'è ascolto, e non c'è ascolto perché non c'è silenzio interiore. Così ci parliamo continuamente, con i mezzi tecnologicamente più avanzati, per non dirci niente. Anzi, più discorsi facciamo, più difficoltà abbiamo a comprenderci. Il silenzio si rivela, paradossalmente, il mezzo di comunicazione più efficace e profondo, in quanto si serve delle parole più belle, quelle non dette. Nel silenzio il discorso, in quanto non ancora condizionato dalla forma logica e dall'intonazione della voce, è salvaguardato nella sua autenticità e può essere espresso tramite uno sguardo o un gesto...
Fare silenzio è toccare il cuore della vita e - da qui - trovare un proprio centro e aprirsi empaticamente all'altro.
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