Amici del Mondo per il Congo. Viaggio a Goma (14.1)

Renato Da Ros condivide con noi il diario del suo ultimo viaggio/lavoro nella Repubblica Democratica del Congo. 14^ tappa: domenica 19 febbraio 2017 – L’AMORE PER IL PROSSIMO ESISTE VERAMENTE

Rientriamo rapidamente alla casa salesiana, dove gli “scout” ed i ragazzi di don Bosco hanno allestito una festa con musica, canti, balli congolesi e piccole rappresentazioni. Sono state montate due grandi tende, per la verità un po’ datate e lo si nota quando, a metà spettacolo, arriva improvvisa una pioggia torrenziale. Nel fuggi fuggi generale, mi ritrovo sotto una di esse con quattro ragazzini per mano, anch’essi in cerca di un riparo; ma il telo della copertura è bucato come una gruviera e rivoli d’acqua, come tanti piccoli ruscelli, non tardano a inondare l’interno. A malincuore, saluto i piccoli amici e, di corsa, cercando di far resuscitare la mia giovanile elasticità, salto buche e pozzanghere fino ad arrivare alla camera bagnato fradicio, come l’immediato bisogno di un rapido cambio d’abito, pena l’acuirsi della bronchite già in atto.

Pomeriggio dedicato ai saluti degli amici: “rendez vous” con papà e mamma di Jean Marie alla birreria gestita dalla cugina. Al nostro arrivo anticipato, questa, come per incanto, fa apparire una borsetta piena di souvenir del Congo: sono regali per me da parte di tutta la sua bella famiglia; penso di non aver fatto nulla per meritarli, ma lei mi zittisce dicendo che sono un MUZUNGU (“pelle bianca”) gentile e disponibile verso gli altri, soprattutto verso coloro che soffrono. L’arrivo dei genitori di Jean Marie mi solleva da un comprensibile imbarazzo. Dietro di loro, il marito della cugina e le loro tre splendide figlie, che hanno 19, 17, 13 anni, ma sembrano molto più grandi… d'altronde, in Congo, se vuoi cavartela, devi saltare l’adolescenza e trasformarti in donna il più velocemente possibile. Il pomeriggio trascorre allegramente tra birra, “selfie” e risate. Al mio ritorno in Italia, oramai imminente, non sarà certo tutto come prima: certi momenti ti restano appiccicati al cuore, pronti ad essere ricordati quando ne senti la nostalgia.

La sera ceniamo in comunità; c’è perfino l’aperitivo “all’americana” in mio onore: arachidi tostate, vino e Martini. Sono commosso: questi amici mi hanno dimostrato un grande affetto ed una sincera accoglienza. La commozione arriva al culmine quando, a fine cena, l’aspirante Christian, a nome di tutti i fratelli, mi ringrazia per aver portato loro la gioia e per averli arricchiti con parole di saggezza. Segue una canzone sull’amore intonata da Christian, Kisito e Jeremie, e poi ripresa da tutti gli altri.

A stento ho trattenuto le lacrime e ancora adesso, mentre scrivo, un grosso nodo mi attanaglia la gola. Sono momenti magici, in cui comprendi e ti convinci che l’amore per il prossimo esiste veramente ed è fatto di piccole cose, di gesti quotidiani, di parole di conforto, di sguardi di incoraggiamento. È una lezione a cui ognuno di noi dovrebbe assistere per poi trarre il meglio da se stesso e donarlo agli altri, senza compenso o contropartita, ma con la consapevolezza di costruire giorno per giorno quell’immenso edificio chiamato SOLIDARIETÀ.

E il mio diario termina qui. L’ultima mattina del mio viaggio l’ho trascorsa salutando Monica, Paolo, i direttori di Ngangi e quei 430 “figli” che dovrò lasciare in Congo. Le valige (vuote), i voli di ritorno (noiosissimi), le attese per le coincidenze (interminabili)… si perdono in una sfera nebulosa e cadono nel dimenticatoio. Resta il CUORE, in parte lasciato a Goma, in quell’infernale paradiso pieno di contraddizioni.

Domani il tran tran della solita vita mi sopravanzerà. Ma non sarà più lo stesso!!!

Renato Da Ros






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