Esperienze
26 Gen 2021
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26 Gen 2021
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26 Gen 2021
RAGAZZI OFFLINE
Come stai, come ti senti, quali emozioni ti accompagnano maggiormente in questo periodo della tua vita? Sono solo alcune delle domande rivolte a 500 ragazze e ragazzi di 25 classi prime delle scuole secondarie di primo grado di 11 Comuni dell’area coneglianese. Codognè, Gaiarine, Godega di Sant’Urbano, Mareno di Piave, Orsago, San Fior, Santa Lucia di Piave, San Pietro di Feletto, San Vendemiano, Susegana e Vazzola sono alcuni dei 28 Comuni della Sinistra Piave dove è presente il servizio di Operativa di Comunità dell’Ulss 2 Marca Trevigiana, all’interno del quale le equipe di educatori e educatrici della Cooperativa sociale Itaca, che gestisce l’OdC, stanno realizzando in questi giorni una serie di laboratori educativi in classe e in presenza. Entro maggio di quest’anno verranno coinvolte ulteriori 70 classi dalla prima alla terza media e 20 classi quarte e quinte delle scuole primarie, altri 1800 studenti per un numero complessivo di 2300 ragazzi nella fascia 9-14 anni.
Gli obiettivi dei laboratori sono articolati e mirano a sviluppare relazioni positive in classe, stimolare la conoscenza tra i ragazzi, favorire la comprensione delle dinamiche del gruppo. Le attività sono quanto più possibili interattive, nonostante le diverse limitazioni dettate dall’emergenza sanitaria da Covid-19, e il grafico riportato in slideshow rappresenta un esempio delle risposte date dagli studenti di una classe prima di Codognè relativamente allo stato d’animo del periodo.
TORTE O PIZZE
Nel grafico, le emozioni positive come gioia (17%) e felicità (17%) sono presenti nella classe in meno della metà del gruppo, il resto è colorato da tristezza (17%), ansia e preoccupazione (13%), rabbia (13%), paura (8%), noia (4%) che prontamente fanno nascere in educatori e insegnanti in ascolto alcune domande aperte: perché questi stati d’animo? Da che cosa sono generati? Quali i possibili riscontri tra questi vissuti e la situazione che stiamo affrontando?
LE PAROLE DELLE EMOZIONI
Gli educatori in classe cercano di comprendere gli stati d’animo che i ragazzi mostrano in quel momento, perché tutti possano partecipare e trovare posto senza esclusione, senza sentirsi estranei, diversi, incompresi, giudicati. Ciascuno sta nel proprio banco con il proprio carico nel cuore, con tanti pensieri nella mente, oppure con un chiodo fisso, con le farfalle nella pancia, con quel non so che non si riesce a dire, ma che porta anche a piangere silenziosamente… All’attività delle emozioni segue il racconto personale di ciascuno per spiegare meglio quello che prova.
QUELLA VOGLIA DI CONDIVIDERE I PENSIERI
Un altro ragazzo si rivolge alla classe: “Si alzi in piedi chi è innamorato”. E tanti accolgono l’invito nella meraviglia generale. I primi innamoramenti, le nuove amicizie si fanno largo come sempre, anche se lo sfondo è drasticamente cambiato. Le questioni importanti nella vita di questi giovanissimi sono la solitudine o i genitori che si separano, e a questo si aggiungono le preoccupazioni legate alla pandemia, come la paura della morte dei propri cari, dei genitori, ma soprattutto dei nonni, il punto di riferimento per tanti pomeriggi…
I RAGAZZI VOGLIONO ESSERE ASCOLTATI
«Quello che possiamo raccontare di questi mesi di incontri a scuola, da settembre ad oggi – riferiscono gli educatori della Cooperativa Itaca –, è il forte bisogno dei ragazzi di dire e di essere ascoltati, forse un po’ più intenso degli scorsi anni. Emerge, infatti, che c’è meno bisogno di dedicare del tempo alla conoscenza tra gli educatori e la classe perché il clima diventi quello delle confidenze, e che ci sono meno studenti da riprendere perché disturbano o si distraggono, perché l’interesse è più alto».
LA DISTANZA FRENA LA CONOSCENZA
E così la commozione di un compagno si allarga presto ad altri: “Erano anni che non piangevo, non mi immaginavo che il mio compagno potesse soffrire così”. Quando le emozioni esplodono con tale intensità, la presenza dell’adulto è fondamentale per accogliere, contenere, condividere, lasciare libertà di espressione, far sentire empatia, comprensione. Il ruolo dell’educatore, in un momento in cui il rapporto scuola-genitori è fragile, facilmente perturbabile, diventa necessario per dare nuova definizione alla fiducia reciproca.
IL PATTO SCUOLA-FAMIGLIA VA RIVISSUTO
Il rapporto con i genitori è stato messo a dura prova durante il lockdown, quando padri e madri si sono sentiti investire di un ruolo che non era il loro, quello di insegnante. Il patto scuola-famiglia va ridefinito e rivissuto a fronte delle nuove necessità. «I genitori che abbiamo incrociato in alcuni incontri formativi dal titolo “Scuola bene comune” sono molto preoccupati che le restrizioni sociali come il distanziamento fisico, il non potersi scambiare il materiale scolastico, il non tenersi per mano, il non abbracciarsi possano, a lungo andare, diventare abitudine; sono comportamenti che poco si conciliano con i valori della collaborazione, dell’aiuto reciproco, della vicinanza emotiva con cui ogni genitore desidera crescere i figli».
LA DAD STANCA
Un ragazzo incontrato per strada dice: “Ho iniziato le superiori quest’anno. Ho fatto il primo mese in presenza e… Sembrava potesse essere bello!” Lo dice con uno sguardo e un’intonazione che raccontano molto altro. “Vuoi mettere prendere l’autobus, entrare in un mondo fatto di nuove libertà, nuove scoperte?” Altri si ricordano di ritardi e uscite senza permesso, che, stando in DAD, non immagineresti mai possano essere collezionati. “Manca la parte umana, lo stare insieme tra pari… Addirittura mi manca vedere dal vivo gli insegnanti”. Lo dicono come se sapessero che alcune cose sono perse e non torneranno nello stesso modo... I ragazzi affermano di essere stanchi della DAD: “All’inizio sembrava tanto bello ma ora ci fa sentire soli, ci lascia una sensazione sospesa, incompiuta”. Un ragazzo aggiunge: “Non è mica facile fare i compiti sullo stesso tavolo in cui segui le lezioni!” Il rischio è che questa modalità di insegnamento a distanza si traduca in mera trasmissione di conoscenze, quando invece si conosce sempre e solo attraverso il fare, il fare bene e in modo continuativo, insieme con gli altri.
LE VIDEOCHIAMATE SONO L’UNICA SALVEZZA
I pomeriggi sono vuoti, liberi da qualsiasi impegno e così anche le attività degli educatori sono cambiate. «In alcuni casi è stato possibile mantenere delle piccole proposte in presenza, in altri la modalità online diventa l’unico strumento per mantenere i contatti. Ci si ritrova a progettare concorsi, a scrivere libri sul lockdown, giornalini, video, a sfornare dolci ognuno dalla propria cucina, a fare origami, a ragionare assieme sul metodo di studio e molto altro. Tutti nelle loro case, con le loro famiglie, ma senza amici vicino… Le videochiamate sono l’unica salvezza: si svolgono assieme gli esercizi, ci si interroga reciprocamente, si scambiano due chiacchiere, si mangia la merenda, si guarda addirittura un film...»
LA PANDEMIA HA APERTO NUOVE STRADE
«I giovani che abbiamo incontrato ci dicono che la pandemia non ha bloccato o sospeso le loro vite, sono state necessariamente trasformate le modalità di relazione con gli altri; ma i pensieri, le amicizie, la condivisione, l’amore hanno trovato nuove strade. La spinta alla crescita è inarrestabile e noi adulti dobbiamo aiutarli a comprendersi più che comprenderli, ad ascoltarsi nel profondo, a riconoscere le proprie emozioni e sentimenti».
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