L’animale magico: aiutante e dono

Nell’articolo precedente abbiamo spiegato come, nei racconti del folklore, l’animale rivesta il ruolo di spirito custode, del sogno e totem. Per questa sua importanza, nel tempo, è stato anche collegato alla funzione di aiuto del protagonista.

La fiaba è il luogo fantastico e privilegiato dove si incontrano due elementi: animalità e magia. Questi due ingredienti innescano vicende bizzarre, divertenti e commoventi. Nel contesto incantato della fiaba, gli animali si muovono insieme alle creature umane e agli spiriti fatati. In questo luogo speciale, essi assumono una loro specifica identità che deriva dal significato che ciascuna cultura attribuisce loro, e quindi assumono un preciso ruolo.

In alcuni casi, l’animale diviene una minaccia o un pericolo per il protagonista, come nel caso del lupo per Cappuccetto rosso, invece, in altre situazioni rappresenta un’entità magica e positiva. Un esempio di quanto affermiamo ci viene fornito da Il gatto con gli stivali di Charles Perrault. In questo caso l’animale, dotato di particolari poteri, è donato da uno spirito benevolo al protagonista. Creatura speciale, arriva inaspettatamente nella vita dell’eroe, per sconvolgerla totalmente e in positivo. La sua importanza nei racconti è la medesima rivestita dagli altri personaggi poiché solo nella dimensione magica, fiabistica l’animale parla, si muove, compie prodigi, e le sue azioni non destano stupore o meraviglia poiché le sue arti “sono quelle che possiede l’uomo”[1], quindi risulta naturale leggerne i comportamenti; in altri casi, anche quando gli animali rimangono muti e fermi, le loro funzioni risultano altresì ben visibili.

Il gatto con gli stivali di Perrault è un’entità fatta di luce, donata dal defunto padre al figlio. Quest’ultimo appare subito scontento per questo dono, ma ben presto si renderà conto che questa bestia, apparentemente insignificante, nasconde in realtà qualcosa di molto speciale e potrà compiere meraviglie, facendo la sua fortuna.

La funzione dell’animale magico è proprio questa: essere una presenza miracolosa e ultraterrena, ovvero appartenente al regno dei morti, sceso sulla terra al fianco del protagonista per proteggerlo, guidarlo, consigliarlo e aiutarlo nei momenti difficili.

Tale riferimento è chiaro se consideriamo che, in alcune credenze, le anime dei morti potevano lasciare qualcosa di se stessi sulla terra, o ritornarvi sotto forma di animale. Secondo la tradizione druidica, infatti, il gatto selvatico o domestico era la creatura “consacrata alla dea associata alla luna, al potere profetico, al regno dei morti”[2].

Quindi, nella fiaba di Perrault, sembrerebbe che il padre non abbia lasciato solo suo figlio ma che, attraverso il gatto, lo possa aiutare.

Inoltre il gatto racchiude in sé due caratteristiche ben precise che distinguono il mondo animale da quello umano. Il gatto possiede sia l’istinto, il sesto senso, proprietà tipica del mondo animale, sia la razionalità specifica, invece, del mondo umano. Questi due fattori, uniti insieme, danno avvio a un mix potente nel racconto, che permetterà al ragazzo di cambiare per sempre la sua vita in positivo.

Il gatto, veloce nell’azione, perché indossa un paio di stivali che lo umanizzano, e nel pensiero, riuscirà a capovolgere la vita del suo giovane ed inesperto padrone. Attraverso una serie di bugie, sotterfugi, accorgimenti e fatalità, farà rinascere il figlio del mugnaio, trasformandolo in un marchese, fino a fargli sposare la figlia del re.

Quindi il mugnaio lascia in eredità al terzo figlio una parte si se stesso. Il gatto si prende cura del giovane come farebbe un padre con il proprio figlio, offrendogli la possibilità di ascendere nella scala sociale. Questo privilegio è concesso solo a lui e non agli altri figli, i quali restano mugnai.

Tra la bestia e il padrone si crea un rapporto forte e duraturo, proprio come quello tra padre e figlio; un rapporto basato sulla complicità e la fiducia, poiché il gatto farà tutto il possibile per migliorare la vita del suo padrone, usando le armi che ha a disposizione, ovvero l’astuzia, l’ingegno e la parola, nonché la velocità.  

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[1]Rak M., La logica della fiaba, Bruno Mondadori, Paravia, Milano 2005

[2]Rao M., Magici animali di potere, Psiche”, Torino 2014






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