Cultura

06 Mar 2021


IL POSTO A TAVOLA: LA SUA PREPARAZIONE, LE BUONE MANIERE

La società è costituita da un ordine basato sulla differenza economica e culturale dei suoi componenti. Questo principio emerge prepotentemente anche a tavola dove, il posto occupato attorno al banchetto è stabilito in base all’importanza dei commensali rispetto al padrone di casa. Egli presiede al desco ed è di solito posizionato al capo tavola; in base a chi gli siede vicino si riconoscono i rapporti esistenti tra chi partecipa e chi è invitato. Infatti è lui il detentore del potere in questa situazione, quindi in ogni pranzo è importante l’assegnazione dei posti in base a un rigido protocollo e cerimoniale.

Storicamente, le buone maniere da usare a tavola e durante un convivio sono state oggetto di studio e di analisi in diversi testi. Tra i tanti ricordiamo un galateo: Civilité puérile” di Erasmo da Rottherdam, dove si dedica un capitolo ai pasti, affermando che a tavola deve esser di rigore l’allegria e non l’impudenza, la pulizia delle mani e delle unghie, nonché quella delle posate e del coperto e la postura.

Inoltre è importante, prima del pranzo, recitare il Benedicite, ovvero la preghiera nella quale si chiede a Dio di benedire il cibo da mangiare; e se tale richiesta è rivolta a noi, allora è necessario assumere un comportamento raccolto, rivolgendosi verso l’immagine di Cristo o, in sua assenza, verso la persona maggiormente degna di rispetto che siede con noi a tavola.

Nel momento di sedere alla mensa, è necessario cedere l’onore di sedersi per primi e se si è invitati ad occupare un posto più onorevole, scusarsi se colui che lo chiede riveste un ruolo di maggiore autorità.

Il pane deve essere tagliato col coltello, senza staccare la crosta, mentre solo i cortigiani, persone di alto livello, possono schiacciarlo col palmo della mano e romperlo con la punta delle dita, come segno di raffinatezza.

Altre indicazioni riguardano il comportamento da assumere nei riguardi delle bevande e durante la presentazione del cibo: cominciare un pranzo bevendo è da ubriaconi che non bevono per sete ma solo per abitudine. Appena seduti non è educato portare subito la mano al piatto, poiché questo atto significa assomigliare ai lupi, agli ingordi che tirano fuori la carne dalla pentola e la divorano prima che, come dice il proverbio siano state fatte le libagioni agli dei, o ai golosi.

La vicinanza o la lontananza dell’ospite rispetto al padrone di casa indica anche la benevolenza di quest’ultimo verso gli invitati. Un esempio di quanto spiegato lo si deduce dalla fiaba di Basile, dal titolo Cagliuso, versione del Gatto con gli stivali di Perrault. In essa, il protagonista, mediante l’astuzia e i sotterfugi di una gatta, viene ricevuto alla reggia del re che lo invita a “sedere accanto a lui” e, gli fa preparare un banchetto da sbalordire”.

Il posto a capotavola, spetta al padrone di casa oppure al personaggio più importante della famiglia. Questo concetto emerge nella narrazione folklorica e nella vita quotidiana usando semplici metafore. Ad esempio, nel racconto di Basile, “La Gatta Cenerentola”. la matrigna fa sedere la figlia acquisita  “al miglior posto a tavola, dandole il miglior boccone” poiché in quel momento, la protagonista riveste un ruolo rilevante in famiglia: è la figlia del padrone di casa e questi accorgimenti sono indicatori di rango sociale. Tuttavia la favorevole condizione di questa fanciulla rimane per poco tempo, poiché in breve il suo status sociale cambierà forzatamente, ed ella finirà per ricoprire il ruolo di serva. Quindi, non potrà più sedersi a tavola con gli altri membri della famiglia e trattata da pari, ma potrà solo rimanere in cucina accanto alla cenere del focolare.

La mancata assegnazione di un posto a tavola per il commensale, rivela l’incapacità del padrone di casa di organizzare un pranzo e causare malcontento, con conseguenze nefaste.
Un esempio ci è fornito dalla fiaba di Perrault  “La Bella addormentata”.
La famiglia reale prepara un banchetto per festeggiare l’arrivo della figlia desiderata, convocando al convivio tutte le creature magiche del regno. Purtroppo dimentica di estendere l’invito anche a una vecchia fata e lei delusa e irritata, si presenta ugualmente al pranzo mentre tutti stanno “prendendo posto”. Viene accolta ma, non trova il suo coperto e decide di vendicarsi borbottando fra i denti una minaccia contro l’infante.

Anche nel racconto di Biancaneve dei fratelli Grimm, il posto a tavola riveste notevole importanza. La protagonista trova nella casa dei nani, una tavola apparecchiata con: “sette piattini: ogni piattino col suo cucchiaino e sette coltellini, sette forchettine e sette bicchierini”.

Nei banchetti reali poi, la preparazione della tavola richiede impegno, perfezione ed energia. Notevole importanza è data alle decorazioni degli ambienti del convivio, alla scelta della sala, alla preparazione della tavola con il coperto e i cibi che saranno presentati.

Ulteriore importanza riveste poi l’abbigliamento col quale ci si presenta al pranzo. Significativa è una novella narrata da Giovanni Sercambi, scrittore toscano del Trecento [1]. Egli narra che il sommo poeta Dante fu invitato a un banchetto del sovrano di Napoli, Roberto d’Angiò, che voleva conoscerlo. Il poeta arrivò al banchetto giusto all’ora di pranzo, quando i convitati avevano già preso posto a tavola e il sovrano aveva già distribuito l’acqua rosata per pulire e profumare le mani. Purtroppo il poeta non fu annunciato come ospite di riguardo per mancanza di tempo e non poté sedere al fianco del sovrano, poiché questi non lo riconobbe dato il suo abbigliamento molto semplice e comune.
Terminato il pranzo, mentre ritornava a Firenze, Dante venne richiamato indietro da un servo del sovrano. Questa volta, il poeta indossò un bel vestito e il re, lo invitò a sedersi accanto a lui, rimanendo però deluso nell’osservare che il suo ospite si comportava in modo assai stravagante, sporcandosi intenzionalmente il vestito ogni volta che venivano servite le pietanze.
Al rimprovero del sovrano, Dante rispose: “(…) Il grande onore riservatomi in questa tavola non è stato fatto alla mia persona, ma alla bellezza dei miei vestiti. Pertanto desidero che anche loro godano del cibo e delle bevande servite”.
 
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[1]Per approfondimenti, vedasi Montanari M., Il pentolino… 176 ss, che riporta la novella dello scrittore fiorentino del 300, autore anche di numerose cronache dell’epoca.






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