Cultura
02 Lug 2022
L’Ape: un insetto che racchiude significati e insegnamenti
L’ape, piccola creatura instancabile ed operosa produttrice di miele, ha da sempre affascinato le prime civiltà della terra. La sua importanza ha cavalcato i tempi storici, raggiungendoci sino ad oggi, facendoci comprendere quanto essa sia necessaria per l’ecosistema terrestre.
L’ape è la raffigurazione della dolcezza, purezza, saggezza e attività lavorativa. Dalla struttura familiare e comunitaria della quale questo insetto proviene, l’uomo può trarre diversi insegnamenti: il vivere bene in comunità rispettando i suoi simili, la gestione dei rapporti e l’aiuto reciproco. L’ape, infatti, rappresenta una comunità pia e concorde, basata sul lavoro di gruppo per la condivisione di uno stesso obiettivo, ovvero la sopravvivenza dell’alveare.
Il rapporto di sussistenza tra l’uomo e le api ha radici molto antiche.
La prima testimonianza risale al periodo del Neolitico. In Spagna, sulle pareti di una grotta, si trovarono diverse raffigurazioni, tra le quali anche quella di un nido di api e di un cacciatore di miele.
L’importanza delle api era conosciuta anche dagli Egiziani che si cibavano di miele, unica sostanza zuccherina conosciuta a quel tempo. Questa creatura rivestiva elevata importanza, tanto che la sua immagine di profilo era usata nei geroglifici.
Presso il popolo celtico, l’ape rappresentava la rigenerazione delle sacerdotesse o dell’anima degli sciamani, per questo era tutelate con leggi severe. In Galles, ancora oggi, l’atto di regalare un alveare rimane un segno di augurio e fortuna, tanto che se un’ape entra in casa, è annunciatrice di un matrimonio imminente.
Un po’ in tutta Europa, un tempo, si credeva che questa minuscola creatura fosse il messaggero degli dei, una creatura pura e sacerdotale simbolo del sole, perché vicina al mondo e al profumo dei fiori, quindi detentore di saggezza segreta, connessa all’Aldilà.
La presenza delle api emerge anche nelle leggende greche. Sembra che in Grecia, il simbolo di Artemide fosse una grande ape, che compariva anche su una moneta della città di Efeso. Il mito invece narra che Zeus bambino fosse riconosciuto anche con il nome di Melisseo ovvero uomo-ape. Il significato deriva dal fatto che da bambino il padre degli dei fosse stato nutrito dalle api dell’isola di Creta, assumendone il colore dell’oro.
In Francia il simbolo dell’ape compariva in diversi stemmi aristocratici, dove indicava il grado di regalità, nobiltà e ricchezza del casato; una sua rappresentazione appare nello stemma di famiglia dei Bonaparte.
Anche in Italia l’ape è stata per molto tempo associata allo status di famiglia influente. Il Seicento ne dà prova: l’immagine dell’ape compare sia nello stemma della famiglia Barberini, a cui apparteneva papa Urbano VIII, sia nelle opere d’arte. Lo scultore e architetto Gian Lorenzo Bernini realizzò a Roma, proprio per la famiglia Barberini, la Fontana delle Api: una piccola vasca a forma di conchiglia aperta dove bevono le tre api immagine della casata.
La cristianità guarda al lavoro di impollinazione che l’ape instancabilmente svolge e ne trae il significato teologale di Speranza. In Italia, l’immagine dell’ape accompagna l’effige di molti santi, tra cui Sant’Ambrogio e Santa Rita da Cascia. In entrambi i casi, si narra che nel periodo della loro infanzia, mentre dormivano nella loro culla, uno sciame di api si fosse posato sulle loro bocche, nutrendoli con il miele, senza far loro alcun male. Grazie a questo gesto, in particolare, Sant’Ambrogio divenne grande oratore e vescovo di Milano, rappresentando l’operosità delle api e divenendone protettore, invocato pure dagli apicoltori. Un episodio curioso è legato a Santa Rita neonata: si narra che, mentre la piccola Rita dormiva nella sua culla in giardino avvolta da uno sciame di api, un contadino, ferito a una mano, tentò di allontanarle; costui si accorse, però, che, quanto più allontanava con la mano ferita le api dall’infante, tanto più la sua mano guariva.
Anche nel folklore l’ape riveste un importante ruolo. Nella fiaba dei fratelli Grimm “La regina delle api” è proprio l’ape regina ad indicare al terzo figlio del re Grullo la principessa più dolce e soave da sposare. L’insetto, infatti, dopo essersi posato sulle labbra delle tre sorelle, si sofferma su quelle della terza, la minore: avendo assaggiato in precedenza del miele, costei era la più dolce delle sorelle, quindi destinata al principe.
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