Il Futurismo a Padova: flagrante modernità

La nascita dell'avanguardia (1910-1915): una mostra d'eccezione, per una visione nuova e originale...

Se il “peso” di una città si misura anche dai suoi beni immateriali (oltre che materiali), certamente Padova è tra le città più interessanti e stimolanti. Affermatasi come città d’arte europea, con ben due siti Unesco, non manca occasione di valorizzare la sua storia e il suo patrimonio culturale, ma anche di ricercare, sperimentare, osare proposte nuove. Come quella che riguarda la ricostruzione futurista dell’universo, con un approccio critico innovativo: andare a scavare sui primordi, individuando temi e connessioni. Perché ogni movimento d’avanguardia, per quanto si fregi di aver ricominciato daccapo, è carico di sedimentazioni culturali.  

“Futurismo. La nascita dell’avanguardia 1910-1915”, allestista nelle sale di Palazzo Zabarella a Padova, con la curatela di Fabio Benzi, Francesco Leone, Fernando Mazzocca, offre uno “sguardo altro” su questo movimento culturale d’inizio Novecento: una narrazione che finalmente riesce a dare l’idea della complessità del movimento, proprio come l’arte futurista intende dar conto della complessità della realtà.

“Futurismo”, innanzitutto, significa “arte del futuro”: l’anima futurista coglie e rappresenta per prima i segnali della modernità, che ha messo in moto il mondo. L’uomo entrava in un’epoca completamente nuova, fatta di macchine, prima fra tutte l’automobile. Nella visione futurista non c’è tanto la macchina, quanto l’uomo che trasforma se stesso attraverso la macchina. Un nuovo umanesimo nutrito di scienza e tecnica. Flagrante modernità, a cui i futuristi guardano con entusiasmo e fiducia. Se la realtà è in movimento, allora non c’è fissità o isolamento: l’arte futurista ci mostra gli incastri tra l’uomo e le cose, non la realtà così com’è ma come appare alla mente, come l’uomo interpreta i fenomeni del mondo, in base agli effetti che questi producono in lui. Emergono, in chiave astratta, odori, suoni e rumori, e assumono forma plastica. L’arte si fa polimaterica, ed esige la cooperazione di tutti i sensi. Una vera e proprio rivoluzione artistica, che supera i confini troppo angusti del quadro e della scultura, facendo di massimo contrasto cromatico, simultaneità (per determinare l’effetto dinamico) e compenetrazione (per liberare l’oggetto dai suoi confini), i suoi tratti salienti; si apre così la quarta dimensione dove tutto è misteriosamente unito…

La visita alla mostra è, perciò, un’esperienza tutta da vivere, attraverso le 121 opere che (letteralmente!) animano le sale del palazzo, alcune delle quali esposte raramente, provenienti da gallerie, musei e collezioni internazionali, per un totale di oltre 45 prestatori differenti: un corpus davvero unico che già definisce il prestigio di questa mostra, costruita in due anni difficili, segnati dalla pandemia; ciononostante l’arte si è mossa, con prestiti d’eccezione.

Ben pensata la scelta di stringere l’esposizione in un quinquennio (dal 1910, anno di fondazione del movimento in ambito pittorico, al 1915, anno di pubblicazione del Manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo e dell’ingresso dell’Italia in guerra) ottenendo un racconto chiaro, per sezioni, che si prefigge anche un intento didattico.

Si parte dalle radici simboliste del Futurismo e dai legami con l’arte divisionista, per scoprire poi lo “Spiritualismo” nei capolavori di Boccioni, Balla e Russolo. Di sala in sala si giunge nel cuore della mostra, il “Dinamismo”, inteso sia come slancio verso la modernità sia come stimolo a fondare una nuova visione del mondo basata su diverse coordinate spazio-temporali. In questa sezione si fronteggiano opere dei principali esponenti del futurismo italiano: Boccioni, Balla, Severini, Sironi, Carrà, Russolo, Rossi, Galli, Soffici e Rosai.
Si passa poi alla “Simultaneità”, una nuova idea di rappresentazione della realtà, costruita sulla sintesi di elementi visivi oggettivi e sensazioni emotive impalpabili. Lo spirito rivoluzionario e di completa rottura con i canoni del passato è il fulcro della “Vita moderna”, con opere che mostrano l’entusiasmo con cui i futuristi accolgono industrializzazione e potenza tecnologica e diventano emblema del desiderio di vita nuova, lontana da immobilismo e tradizione. Si indaga quindi l’urgenza di trascendere la distinzione classica tra pittura e scultura che porta a declinare in ottica astratta il polimaterismo e la tridimensionalità: in questa sezione troviamo Forme uniche della continuità nello spazio e Sviluppo di una bottiglia nello spazio di Boccioni, Complesso plastico colorato di linee-forza di Balla (appositamente ricreato per questa rassegna poiché andato perduto) e Marionette dei Balli plastici di Depero. Dopo una sezione sulle “Parolibere” – dal verso libero simbolista alla sintesi provocatoria dei Manifesti fino alle parole in libertà di Filippo Tommaso Marinetti, artefice di un processo rivoluzionario di rifondazione del linguaggio, che prevede l’abolizione della grammatica, della sintassi, della punteggiatura – il percorso arriva a toccare il tema della “Guerra”, vista dai Futuristi come mezzo che permette di sbarazzarsi del “vecchio” di affermare il “nuovo”. Chiude il percorso la “Ricostruzione Futurista dell’Universo”, dove troviamo il concetto di “arte totale”: attraverso la genialità di Balla, la creazione artistica futurista esonda nella moda, nell’ambientazione domestica, nella grafica, nell’editoria, nella progettazione di oggetti, arredi e giocattoli; questi sviluppi del Futurismo hanno avuto una notevole influenza sulle avanguardie europee, aprendo il campo a sperimentazioni di arte comportamentale, ambientale, processuale che hanno innovato profondamente l’espressione artistica fino ai giorni nostri.

Non resta che immergersi in questa corrente di energia, che molto può dire ancora ai nostri giorni: contro l’attuale tendenza a semplificare, a ridurre in pezzi, per esempio, l’arte futurista ci ricorda che la realtà è complessa e ci riporta alla visione d’insieme, interna ed esterna.

Inaugurata sabato 1 ottobre, la mostra resta visitabile fino al 26 febbraio 2023 a Palazzo Zabarella, Padova.

Maggiori dettagli al sito https://www.zabarella.it/mostre/futurismo






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